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davis

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Di musica, musicanti e altre storie 
 
Inserito il 27 dic 2008 da Biptones

“La vita del musicista medio (o provinciale) è come un b-movie splatter per famiglie. Un controsenso..”

Cenni storici

Tra i più significativi, per quanto concerne il rok’n’roll, menzioniamo: il dito medio sollevato rispetto alle altre dita della mano; oppure indice e mignolo.


Non molti ma alcuni anni fa, gli anni di Hulk Hogan e le Risse Reali, di Ilona Staller al parlamento o dell’attentato al Papa, gli anni del Commodore 64 o delle BMX con la canna di traverso in posizione spacca-testicoli, alcuni adolescenti crescevano con il pallone tra i piedi o col telecomando della tv in mano; taluni amavano terribilmente studiare, fieri di avere in dono dall’istituzione scolastica tutto lo scibile umano, altri si impolveravano il naso di bianco tirando forte e altri ancora, tra i pini odorosi del parco, palpavano per la prima volta, avvolti da un senso di sgomento, eccitazione e scoperta, un reggiseno pieno per metà..

Fra i tanti qualcuno cominciò proprio in quegli anni a cambiare le prime corde della chitarra, avvolgendo rotoloni regina di nickelwound sulle meccaniche o a fare i calli ai polpastrelli col mi del basso, in improbabili rivisitazioni di brani celebri, a scheggiare le bacchette sui cerchi della batteria ( di pentole), a perseguitare gli ignari vicini cantando la libertà di Aretha quasi con le tonsille in escursione guidata all’esterno del cavo orale, o ancora ad accennare la melodia della pasta Barilla senza accordi sulla Farfisa.


Il tempo da allora è trascorso, inesorabile. Siamo cresciuti a suon di rocchettate tra capo e collo, col walkman a cassette sotto il cuscino, portando avanti tra mille stenti le nostre crociate contro brufoli e acne, per trovarci oggi a suonare, comprare strumenti, scrivere e discutere sui forum, perdere le ore per imparare come funziona il truss-rod con l’umido di Ottobre, cercare a stento di far capire a mogli e fidanzate che una muta di corde non è un vestitino di tela per pescatori subacquei in erba.

E suoniamo fieri e ridicoli, freschi e sudati, nello scantinato o sui palchetti-pedana del bar del cugino dello zio, formiamo e sformiamo gruppi come si riempiono e svuotano le buste della spesa. Per non parlare poi delle sempre definitive nuove line-up che sembrano ogni volta già storiche nelle coscienze di ognuno, tanta è la voglia di questa strana , folle, elegante, amabile e bizzarra cosa chiamata musica.

 


Gli strumenti del mestiere

Come e perché averli.


Questo è quel che ci accade: ridurre ai minimi termini il proprio fondo patrimoniale o ricorrere all’antica arte del baratto con dedizione maniacale, letteralmente trascinati dalla fobia cronica scatenata da marche, forme, colori di strumenti ed accessori e dalla capacità intrinseca di questi oggetti di riprodurre fedelmente il suono che c’ha “quello” in quel disco con la copertina tettuta. “Che poi lo ha registrato col suo pedalone violetto mentre aveva quaranta di febbre perché aveva ingurgitato una mistura nauseante di acidi, detersivi da bucato e resti di topo e siccome gli si era rotta la chitarra professionale,si era tuffato in strada con un triplo salto carpiato con avvitamento su biondona ossigenata nonchè sua moglie e grupie di mestiere, direttamente dalla finestra dello studio di abbeyroad e un punkettone rovinato sul ciglio del marciapiede gli aveva reso omaggio prestandogli il suo strumento da 25 dollari e 75 preso al mercatino delle pulci prima di partire per un viaggio interrail in Germania”. Per farla breve praticamente è la stessa chitarra da quattro soldi che hai tu e quindi pensa un po’, se riesci ad invilupparti pure quel pedale il gioco è fatto! Avrai anche tu quel suono, bettolosa sozzona senza fondo porcaccia miseria pestilenziale (linguaggio colorito da rockstar, sempre per immedesimarsi meglio).



Suoni e rumori

E relativa capacità di gestione.


Eccolo, finalmente è arrivato! Tre giorni di palpitazione e attesa, ti è venuta anche la febbre! Quel pacchetto minuto ha attraversato i continenti, dagli Appennini alle Ande, là sui monti con Annette, cavalcato muli, sconfitto barbari, attraversato il Reno a nuoto e abbattuto in volo un dirigibile ma alla fine è arrivato, il tuo pedalozzo nuovoooo!

Confezione cartonata marrone odorante di poste, scatolo integro e ben imbottito con pallini di caucciù, pedale seminuovo, graffietto inverosimile fondo destro in prossimità dell’angolo vicino al piedino, ottimo ebayer voto 9. “No amore stasera non esco (falso e bugiardo, la sala prove ti attende), ho la febbre (mmnn.. vero, ma come te la sei fatta venire?)”. Due minuti di bacetti frettolosi alla cornetta e giù in strada con l’ascia a tracolla, di corsa verso il garage, così di corsa che il vento ti fa lacrimare gli occhi semichiusi, giri l’angolo, sbandi, riprendi l’equilibrio, spalanchi il portone con un ghigno anemico sulla faccia e salti a piè pari sul Ciao senza pedali. E che pieghe lungo i vicoli, che Duan sul selciato bagnato, furore cieco non vedi il semaforo, te la cavi sgommando su un fianco, inchiodi, saltelli, lisci di una spanna un albero, fai il pelo a una aiuola, salti un tombino e finalmente piombi miracolosamente sano e salvo al cospetto della saletta. Il motorino esala un colpetto di tosse grigiognola prima di spegnersi per sempre. Ora via a scaldare le valvole, o i transistor, scaldi pure quelli, anzi nel frattempo ti è venuta fame, scaldi pure un panino. Cavo jack lercio e intrecciato inserito, capitano Kirk. L’alimentatore frigge, ampli a stecca, piede sul pedale come sull’acceleratore e boom, giù con un Si Powerchord che ti dipana la saletta come un petardo in una scatola di scarpe! Poi un Mi, un Do diesis bequadro, un Sol bemolle, un Fa tre molle, tapping, swipping petting e… Boh? Ma il suono del disco tettuto faceva così? Seri dubbi. E allora cambi posizione al pedale, lo sposti nella catena, lo boosti, lo smedi, lo rovesci sottosopra, metti la pila al neodimio, ci metti un jack con doppia saldatura dorata e pure le ruote dentate di una Ford Mustang del ‘70 e ri-Mi, ri-Do diesis bequadro, atrocità Larsen, ri-Sol bemolle, ri-Fa tre molle, suoni alieni, rumori molesti, petting swipping tapping e - nel mezzo - pissing.. Boh? Mica fa tanto paura ‘sto pedale? E dopo molti giorni dedicati a prove sacrali di ogni genere, giorni in cui vederti in giro sarebbe come una locale apparizione di Fatima, arrivano i tuoi congruppini per le prove. E ovviamente dici loro.. che pedale raga mai sentito niente del genere suona da solo troppo ganzo la ferrari dei pedali. E siccome loro non suonano di certo il tuo stesso strumento, ti credono contenti. Ma in cuor tuo sai già che non resisterai a lungo. Lo scatolo integro e ben imbottito è parcheggiato sotto il comodino, come un fedele e affidabile mezzo di locomozione di sogni, pronto a tracciare nuove rotte..




Gli eventi

Suonare in luogo pubblico sottoponendo se stessi alla spietata e insindacabile critica della platea (per lo più costituita da fidanzate/i, amici e parenti tutti).


Piove governoladro. Fase drammatica trasporto merci, strumentazione e suppellettili superata con ausilio telone trasparente da pittura edile. Montaggio: spazi limitati al centimetro quadrato. Il gestore del locale ha detto che non si può spostare l’appendiabiti perché piove e i presenti devono appenderci cappotti e ombrelli. Qualcuno scambia la paletta della chitarra per il suddetto. In più quando si apre la porta, si solleva da un lato, scricchiolando sinistramente, un asse del pavimento legnoso e la cassa spia sul trespolo si inclina minacciosa, come un pappagallo tropicale ubriaco, alla volta del bassista. In compenso il pub ha il soffitto di una tenue colorazione fumogena, eredità delle sigarette prima del divieto, molto suggestiva, soprattutto se abbinata alla luce fioca dell’unico minuscolo faro rosso incartapecorito che punta sghembo sul cantante. Tutto è pronto, la tensione sale, subito c’è qualcuno tra il pubblico che capisce e prova a stemperarla, offrendo parvenze di birra sotto 0,4 litri di schiuma ai musicanti di Brema. Pino, alla chitarra (di giorno è operaio metalmeccanico, la sera come vittima di mutazione genetica e metafisica, si trasforma in musicista eclettico); Gigi, al basso (di giorno fa il rappresentante, la sera anch’egli vittima della stessa mutazione del compare, diventa il padrone del groove); Chicco, tastiere (le sue dita smilze da grafico pubblicitario, di sera si stendono su ebano e avorio come tentacoli); Lillo, cantante (voce suadente del call-centre di giorno, ugola d’oro di sera). Infine Ciccio, alla batteria (di giorno vende la frutta alle banchette del mercato di capo piazza, di sera rulla sui tamburi e rulla e basta, anche). Proprio quest’ultimo guardando gli altri negli occhi, uno ad uno, col suo solito sorrisetto sornione stampato in faccia, con una sferzata di energia da capogiro, batte fiero il quattro più bello degli annali del Rock. Lo spettacolo comincia..

Beh, il resto della storia lo conoscete.




Epilogo


Tutti sanno che chi fa da se fa per tre e aiutati che Dio ti aiuta. E noi, Alfieri Musici Medi, gente senza eccessive pretese ma coi sogni da star, caparbi, entusiasti, genuini, ci diamo dentro giorno dopo giorno, armati fino ai denti di buona volontà. Conciliando gli impegni personali e lavorativi con le voglie musicali e con tanto olio di gomito, ci dimeniamo come ossessi sulla collina dei miracoli, aspettando un fulmine dall’alto.. Così, nell’attesa, un altro giorno se ne và.

Qualcosa prima o poi succederà.

Domani si vedrà..

Tramontate stelle, all’alba vinceremo!






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